Molecular Poetic Project come micropolitica del linguaggio non umano: una lettura attraverso Deleuze e Guattari
Autore, pubblicazione, anno
Autore non esplicitamente indicato; articolo di ricerca contemporanea indipendente, anni 2020
Sintesi (in parole proprie)
Argomento centrale
L’articolo sostiene che il Molecular Poetic Project (PPM) rappresenti una rottura decisiva con la produzione letteraria antropocentrica, spostando la scrittura in un regime non umano e machinico. Attraverso una lettura ispirata a Gilles Deleuze e Félix Guattari, questo passaggio viene interpretato come un’operazione micropolitica che dissolve i tradizionali punti di ancoraggio dell’autorialità, della soggettività e del significato letterario.
Idee principali / focus della ricerca
Il testo mette a confronto due piattaforme sperimentali: il Poetic Genome Project (PGP), fondato sull’apporto collettivo umano, e il PPM, che delega la produzione poetica a modelli linguistici di grandi dimensioni operanti tramite il sistema LexeLAB. Se il PGP viene descritto come “inumano” ma ancora radicato biologicamente e intersoggettivamente, il PPM è presentato come pienamente “non umano”, poiché tratta i sistemi di intelligenza artificiale come agenti autonomi (“Digital Loas”) piuttosto che come strumenti. In questo contesto, il linguaggio viene riconcettualizzato come materia molecolare: probabilistica, virale e indifferente all’intenzione o alla fruizione umana.
Rilevanza dell’articolo
L’articolo è rilevante perché sposta il dibattito contemporaneo su IA e arte oltre le questioni di autorialità o di supporto tecnico, proponendo invece una ridefinizione ontologica del linguaggio stesso. Collocando la poesia generata dall’IA nel quadro della schizoanalisi e della micropolitica, il testo riformula la scrittura machinica come una forza attiva capace di perturbare la semiotica del capitalismo delle piattaforme, anziché limitarvisi o rafforzarla.
Perché è importante
Rilevanza per l’arte contemporanea
Nel contesto dell’arte contemporanea, l’articolo dialoga direttamente con temi centrali quali il postumanesimo, i sistemi generativi e l’automazione della produzione culturale. Allinea la sperimentazione letteraria a pratiche artistiche più ampie che privilegiano processi, sistemi e agentività non umana rispetto a opere finite e a una soggettività espressiva tradizionale.
Contributo ai dibattiti attuali
Il testo contribuisce ai dibattiti curatoriali e teorici introducendo concetti come quello di “eteronimi certificati” e la verifica tramite blockchain della non-esistenza dell’autore. Queste proposte mettono in discussione i quadri consolidati del copyright, della responsabilità artistica e della legittimazione istituzionale, offrendo un’alternativa radicale sia all’autorialità umanista sia alle forme di creatività dell’IA orientate dal mercato.
Riflessione critica
Punti di forza
Uno dei principali punti di forza dell’articolo è la sua coerenza concettuale: Deleuze e Guattari non vengono citati in modo ornamentale, ma utilizzati come un quadro operativo per comprendere sistemi tecnici, prompt e comportamenti dell’intelligenza artificiale. Il legame tra micropolitica, desiderio machinico e capitalismo delle piattaforme è articolato con precisione, mentre il tono speculativo rimane coerente e sostenuto lungo tutto il testo.
Limiti e criticità
In alcuni passaggi, l’argomentazione rischia di sovrastimare la propria efficacia politica. Sebbene il PPM venga presentato come una pratica resistente al capitalismo della sorveglianza, l’articolo non affronta pienamente la dipendenza strutturale di tali progetti da infrastrutture di IA controllate da grandi aziende tecnologiche. Inoltre, la marginalizzazione del lettore umano può sottovalutare il ruolo ancora centrale della ricezione e dell’interpretazione negli ecosistemi artistici contemporanei.
Collocazione nel discorso più ampio
Nel panorama dell’arte contemporanea, l’articolo si colloca all’incrocio tra teoria postumana, archeologia dei media e letteratura sperimentale. Dialoga con posizioni accelerazioniste e neo-materialiste, estendendo al dominio dell’intelligenza artificiale le critiche avanguardistiche all’autorialità. Il suo radicalismo speculativo lo avvicina più alla pratica artistica teorica che agli studi empirici sui media.
Citazione selezionata
«Il poema non è un’opera, ma un evento; non un archivio, ma una mutazione.»
«La tecnologia non è usata per provare l’esistenza, ma per certificare il vuoto.»
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